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27 aprile 2017

COCA COLA/ TERRANOVA: #ENJOYLIFETOGETHER

I due brand insieme per colorare con novità e sorprese in oltre 230 store Terranova nel mondo

Terranova, uno dei più importanti marchi di fast fashion in Europa, parte del Gruppo Teddy, lancia un importante co-branding con Coca-Cola, brand tra i più noti al mondo.

L’ufficio Stile Terranova ha disegnato alcuni capi uomo e donna brandizzati Coca-Cola per oltre 230 store Terranova in Italia, Repubblica Ceca, Polonia, Bulgaria, Francia, Spagna, Svizzera nonché online su terranovastyle.com.

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Il co-branding si fonda sui valori che i due brand condividono e sopra ai quali hanno costruito il loro business, quali: gioia, felicità, divertimento e lo “stare insieme”, riassunti dagli hashtag #enjoylifetogether e #cokestyle, che accompagneranno l’evento in ogni touchpoint.

La collaborazione sarà promossa a partire dal 28 Aprile in tutti gli store Terranova tramite alcune speciali iniziative quali vetrine personalizzate Coca Cola + Terranova, contenuti interattivi all’interno dei negozi e ad una landing page dedicata sul sito Terranova, al link terranovastyle.com/collezione/Coca-Cola/EnjoyCocaColaTerranova.html (online dal 28 aprile).

Terranova ha preparato una speciale pin regalo, gadget creato appositamente per l’evento, per ogni consumatore che acquisterà online o nei negozi selezionati un capo Coca Cola/Terranova.

Sarà possibile seguire il racconto di questa speciale collaborazione attraverso il blog di blog.terranovastyle.com e sui canali social Terranova Facebook, Instagram e YouTube.

26 aprile 2017

C’era una volta la Russia? No! Come abbiamo superato la crisi del rublo e come continua il nostro sviluppo.

Ecco come abbiamo affrontato la crisi del 2014. 50 negozi potevano chiudere, altri 10 hanno aperto, tutto raccontato da alcuni dei protagonisti di questa (re)conquista.

“Il peggior crollo dalla crisi finanziaria del 2014”. “Code nei centri commerciali per spendere gli ultimi rubli”. Cerchiamo di essere sinceri e diretti come in Teddy cerchiamo di essere sempre. Nel dicembre del 2014, come tanti altri, di fronte al rublo che in un anno aveva perso il 50% del suo valore, abbiamo pensato al peggio.

La Russia traballa, per Teddy uno dei mercati più importanti, e non era facile capire quale sarebbe stato il suo destino, il destino dei negozi, il destino degli imprenditori che con l’affiliazione fanno impresa con noi da anni e il destino delle migliaia di clienti Terranova e Calliope.

È quasi Natale, si ritorna dalle ferie per prendere le decisioni giuste di fronte a una crisi senza precedenti ed è in queste situazioni che si vedono se i principi di una cultura aziendale, sono veramente adatti ad affrontare le sfide del mercato.

La grande questione dei prezzi

Cosa fare con i prezzi? Questa era la grande domanda. Cosa privilegiare? Il profitto del momento o fare sacrifici, anche per molti mesi, penalizzando la redditività?
Dall’altra parte due grandi criteri. Il primo è che gli affari si fanno sempre in due, altrimenti non durano a lungo. Il secondo: tratta l’altro come vorresti essere trattato tu. La decisione finale?

Ce la racconta Alessandro Mauro, direttore di Russiatex, master franchising per i marchi Terranova e Calliope in Russia. “Per affrontare al meglio la situazione abbiamo deciso, in accordo con l’azienda e gli affiliati, di contenere i prezzi, non aumentarli. Mentre molti marchi con la crisi hanno alzato i prezzi, noi li abbiamo contenuti, sacrificando il profitto di filiera e di Russiatex in nome della relazione con gli affiliati e con i clienti, aiutandoli a coinvolgere in questo progetto gli stessi centri commerciali, chiedendo magari affitti più bassi, ma facendo capire che questo contenimento dei prezzi sarebbe stato ripagato nel lungo periodo dagli stessi clienti, che hanno capito che i loro marchi preferiti stavano affrontando la crisi insieme a loro. E così è stato”.

I consumatori Terranova e Calliope hanno apprezzato questo e i marchi acquistato ancora più fedeltà dai loro clienti e non solo.. “Proprio così, perché passato il 2015, nel 2016 abbiamo ricominciato ad aprire nuovi negozi, qualcosa di impensabile alla fine del 2014”, racconta Alessandro.

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“Otto nuovi negozi nel 2016 – spiega Ina Danu, referente per lo sviluppo nella Federazione Russa – e continueremo con nuove aperture sia nel 2017 che nel 2018”. Ina, insieme ad Alessandro, è stata una dei protagonisti nell’affrontare la crisi del rublo e nello sviluppo dei marchi Terranova e Calliope in Russia: “In Teddy sono arrivata come interprete racconta, cercavo lavoro dopo la mia maternità. Mi ricordo ancora quando mi fu offerto di occuparmi delle trattative con i centri commerciali. Non fu semplice l’esordio, ma poi ho imparato ed oggi mi occupo anche della rete vendita e dello sviluppo di nuovi punti vendita. Non immagino un altro lavoro per me. La mia più grande soddisfazione sono le trattative quotidiane con i nostri partner, a volte difficili e molto dirette, ma sempre con l’obiettivo di trovare un accordo che renda felici entrambi e in tanti ormai in Russia riconoscono e apprezzano lo stile del nostro gruppo”.

Un altro protagonista della sfida della crisi del rublo è stato Giovanni Bellini, della società Tiberius, che assicura l’assistenza commerciale ai negozi in Russia e non solo.

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Febbraio 2015. Un team di colleghi Teddy, Titantex e Russiatex

Giovanni è uno di quelli che durante il periodo di Natale del 2014 ha abbandonato la propria famiglia e le proprie ferie a causa della crisi del rublo: “Ho iniziato a collaborare con la Teddy 18 anni fa, era il 1998, ho cominciato a lavorare per il cliente affiliato in Polonia. Oggi mi occupo, con il mio team, proprio del lato commerciale in questo Paese ma anche nei Baltici, Estonia, Lettonia, Svezia, Russia, Kirghizistan, Mongolia e Kazakistan. Ho con me una ventina di collaboratori. Quando li guardo e guardo la passione di questi ragazzi che lavorano passando tante giornate e nottate fuori, mi commuovo. Si vede che i valori della Teddy non rimangono in Italia, ma arrivano all’estero, fino a anche coloro che fanno parte del gruppo”.

Il primo negozio in Russia nel 2003, oggi 52 negozi

Un passo indietro e anche l’inizio dei marchi di Teddy in Russia non è stato facile: “Non è stato facile affermarsi in questi mercati. Abbiamo lavorato molto, conquistando la “fiducia” degli affiliati, creando con loro una grande squadra. Abbiamo trovato grandi partner dimostratisi dei veri professionisti con cui abbiamo intrapreso un cammino di crescita insieme”.

Il primo negozio Terranova è stato aperto nel 2003, quando ancora non esisteva la società Russiatex. Poi in seguito è nata Russiatex, il primo caso di master franchising in Russia legato a marchi italiani, con cui c’è stata una forte accelerazione nello sviluppo di questo mercato.

Ad oggi i negozi in Russia sono 52 (50 in affiliazione e 2 gestiti direttamente da Russiatex), i marchi sono cresciuti e richiesti dai centri commerciali. Inoltre, spiega Mauro, “sempre più affiliati chiedono di aprire nuovi negozi con noi”. Un esempio? Un imprenditore che ha già 6 negozi in tutta la Russia e continua a chiedere l’apertura di nuovi punti vendita.

Tra le aperture più curiose nel 2016 quella a “Blagoveshchenskl, 8 fusi orari interni in Russia, al confine con Giappone e Cina, grazie ad un nostro affiliato storico che ha già 5 negozi. Questo per me è un grande risultato che, speriamo, possa aprire nuove frontiere”.

Un segreto c’è: persone che costruiscono un sogno

“L’azienda ha trasformato la mia vita – racconta Giovanni – i miei sogni si sposano con le esigenze del Gruppo, continua ad essere una grande e bellissima avventura. Il mercato cambia velocemente, noi cresciamo e vogliamo essere tra i leader. Abbiamo le capacità e la voglia di farcela”.

“In Russia, come in tanti altri posti, a volte non è facile, ci sono difficoltà, ma ho dei collaboratori fantastici – spiega Alessandro – all’interno di Russiatex lavorano 40 persone: uno staff fatto di russi, bulgari, slovacchi e italiani che hanno condiviso, anche nelle difficoltà, questo grande progetto imprenditoriale, contribuendo al Sogno della Teddy. Quindi devo e dobbiamo a loro tutto questo successo anche qua, vestendo le persone, costruiamo un sogno”.

27 febbraio 2017

Quando l’ignoranza (nel senso etimologico) fa sbagliare indirizzo – Teddy sui voucher

Questa è la risposta che Alessandro Bracci, amministratore delegato di Teddy, ha inviato ai quotidiani locali riminesi dopo l’invio da parte della CGIL di Rimini di un comunicato stampa riguardante la presenza di Teddy nella classifica dei maggiori utilizzatori dei voucher in Italia. 

Buona lettura. 

Posso comprendere lo stupore che gli amici della CGIL di Rimini abbiano provato nel leggere la classifica sui maggiori utilizzatori di voucher in Italia. Si saranno chiesti: “Ma come? Proprio un’azienda del nostro territorio fra i maggiori utilizzatori?”, “Ma come? Proprio un’azienda con un così grande Sogno?”.

Gli sarebbe bastata una telefonata per farsi dare la reale dimensione del problema: i voucher spesi dalla Teddy nel 2016 corrispondono a circa il 3% delle somme investite in stipendi, contributi e oneri versati alle nostre persone e agli enti competenti. Quindi in Teddy stiamo parlando di un fenomeno assolutamente marginale.

La nostra risposta potrebbe anche fermarsi qui perché, al di là dei numeri, credo che la reputazione di cui godiamo superi ogni altro dubbio. In chi ci conosce, ovviamente. Non in chi ci “ignora”. Ignorante (etimologicamente, senza offesa) è colui che non conosce una determinata cosa. Il problema è che forse gli amici della CGIL non solo non ci conoscono, ma non sanno nemmeno dove siamo, considerato che nel comunicato stampa ci collocano nel comune sbagliato: viviamo e lavoriamo infatti da oltre 50 anni a Rimini, in Via Coriano, e non a Coriano.

Questa loro ignoranza (sempre in senso etimologico) è principalmente dovuta al fatto che abbiamo avuto poca occasione di incrociarci. Non gliene faccio una colpa. Almeno fino ad adesso. Ma entrando ancora di più nel merito, chi sono le persone che hanno lavorato con noi nel 2016 attraverso lo strumento dei voucher?

Principalmente studenti, che certamente non sono in cerca di una attività lavorativa stabile, ma che vivono nei nostri negozi in giro per l’Italia un’esperienza di contatto occasionale con il mondo del lavoro che credo li aiuti anche a capire meglio quella che sarà la loro strada.

Da ultimo, avendo visto gli amici della CGIL preoccupati dello stato di salute dei nostri valori e del nostro Sogno, ci sentiamo di rassicurarli e di consigliar loro di fare lo sforzo di chiedere in giro di noi, perché sono abbastanza certo che non faranno fatica, se si impegnano un po’, a trovare a Rimini un parente, un amico, un vicino di casa, un conoscente, un amico di un amico che lavora in Teddy. La sfida è questa: chiedetegli che cosa vive lavorando qua. Al netto delle imperfezioni e degli errori che certamente facciamo ogni giorno, sono certo che ne verrà fuori un racconto interessante.

Grazie ai colleghi della CGIL per avermi dato occasione di ribadire quello a cui teniamo e per cui tantissime persone si spendono ogni giorno in giro per il mondo: “Costruire un’azienda globale che guadagni molto per avere i mezzi per ingrandirla, creare occupazione ed impiegare ogni anno parte degli utili netti per aiutare i più deboli”.

Alessandro Bracci
Amministratore Delegato Teddy

 

14 febbraio 2017

[Our view] Il fast fashion nelle vie dell’alta moda? Risponde Pierluigi Marinelli

Marinelli (Gruppo Teddy): “Se le catene del fast fashion dovessero entrare nelle vie dell’alta moda, la clientela che frequenta queste vie cambierebbe, creando qualche difficoltà ai negozi di alta moda”


copertinalargoconsumoIl fast fashion sta espugnando i luoghi del lusso di molte città, Milano in testa, dove i vari H&M, Zara Home, Pin-Up Stars, si stanno sostituendo ai Prada, ai Gucci, ai Dolce & Gabbana.

Come riportato da Pambianco, arriverà il giorno in cui anche nel Quadrilatero di Montenapoleone le grandi griffe lasceranno gradualmente il posto alle insegne del pronto moda, più vicine ad una maggioranza di consumatori con sempre minori disponibilità?

Risponde Pierluigi Marinelli, Direttore sviluppo Gruppo Teddy

Se ci domandiamo se sia oggi conveniente e utile per il fast-fashion essere presente in collocazioni prestigiose, dobbiamo prima di tutto capirci sul concetto di high street e se con questo termine si intendono le vie di grande traffico, come Vittorio Emanuele, via Torino e Corso Buenos Aires diMilano, oppure, sempre a Milano, le vie dell’alta moda come Montenapoleone, Spiga ecc. In merito alle prime pensiamo che, per un brand low cost, rappresentino più un modo per fare pubblicità al proprio marchio, che per ottenere un profitto in linea con gli obiettivi.

Credo che simili location siano anche utili per imprimere nella mente del consumatore la propria esistenza. In prospettiva questi negozi, molto visibili per il grande afflusso della popolazione residente e dei turisti, possono risultare ottimi supporti per la vendita on line, che si avvale delle esperienze dirette presso i negozi, al fine di regalare una customer experience ai propri clienti, da monetizzare poi sulla rete.

Per il secondo caso – vie dell’alta moda – invece reputo che non ci sia nessun vantaggio per le catene low cost. Comunque, se tali catene dovessero entrare in maniera massiccia nelle vie dell’alta moda, di certo la clientela che frequenta queste vie cambierebbe rispetto a quella odierna, creando qualche difficoltà ai negozi di alta moda che, al contrario, vivono di esclusività.

I veri profitti, in ogni modo, vengono fatti in vie meno blasonate, ma ugualmente di rilievo e nei centri commerciali. Anche qui occorre però distinguere i vari casi, dato che ci sono shopping center, come per esempio il futuro Westfield Milano, che è da catalogare, per ampiezza di bacino, immagine, filosofia di gestione, proposte di brand e novità di concept fra le più rinomate high street delle più celebri capitali.

A volte qualcuno si chiede se, in un mondo altamente informatizzato, abbia ancora senso parlare di high street. Io ritengo assolutamente di sì. Chi l’ha detto che l’e-commerce debba spazzare via il retail? Come si possono inoltre comprare alcuni prodotti, spesso personali come certi capi di abbigliamento – tutto diverso per esempio il discorso di libri o Dvd -, senza un’occasione di contatto umano? Le due attività di vendita sono oggi funzionali l’una all’altra, compatibili e integrabili. Basti dire che Amazon, il più forte dei retailer on line, sta aprendo anche negozi fisici.

Autore: Salomone Luca, Largo Consumo 01/2017 – pagina 96 

19 dicembre 2016

Terranova: grande festa per il nuovo flagship di Barcellona

Un nuovo negozio nel cuore della città spagnola

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Una festa ha inaugurato il nuovo flagship store di Terranova nel cuore di Barcellona il 2 dicembre. Ballerine, musica e luci hanno animato l’intero palazzo storico di 1500 mq.

Un negozio insolito quello spagnolo che unisce la tradizione dell’architettura all’innovazione del mondo Teddy. Tele, pavimenti dell’epoca e dipinti storici sulle pareti che si possono ammirare insieme alle opere di Alex Fowkes, artista che viaggia per il mondo creando istallazioni grafiche, e che per Terranova ha realizzato alcune grafiche all’interno del negozio.

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I tre piani della residenza storica, con quattro ingressi e oggi sei vetrine, ospitano le linee uomo, donna, kids, accessori e underwear Terranova.

Tante sorprese hanno coinvolto i clienti entrati nel nuovo flagship, per tentare la fortuna con la speciale ruota con in palio tanti regali o assistere allo show delle pattinatrici che tra calle Boters e calle del Pì hanno accompagnato turisti e spagnoli a tempo di musica.

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Ci sono voluti tre anni di lavoro per il negozio che oggi è l’inizio di un nuovo sviluppo per i marchi del Gruppo Teddy in Spagna. Infatti si stanno già valutando altre possibili aperture in franchising in alcune delle più importanti città spagnole.

7 dicembre 2016

Ecco Calliope.style: il primo passo verso lo shopping online

Parola d’ordine semplicità e glamour nel nuovo sito Calliope, con tante novità: tutto il catalogo dei prodotti, le proposte di stile, la glam card on line e un e-commerce in arrivo

Dopo una nuova brand identity, dopo un nuovo concept store, Calliope prosegue il suo cammino di crescita con un nuovo sito.
www.calliope.style è il nuovo portale dove i clienti possono guardare tutte le collezioni, immergendosi nel glamour light, marchio di fabbrica del brand del Gruppo Teddy.

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Un primo passo verso l’e-commerce che partirà fra qualche mese

Il nuovo sito è un vero e proprio negozio on line, tradotto in 24 lingue, dove scoprire e “innamorarsi” della collezione, trovare proposte di stile e consultare la fidelity card.

Una vetrina, con all’interno tutti gli articoli della collezione, dove i clienti e le clienti possono consultare le linee dei vestiti o accessori, salvare i prodotti preferiti, e recarsi in negozio per comprarli.

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Punto di forza, per stile e look, del nuovo portale Calliope è la sezione GET THE LOOK: un vero angolino dove il cliente può trovare proposte di moda e abbinamenti. Insieme a questo anche la sezione EDITORIAL dove il prodotto viene raccontato secondo i trend e i momenti della stagione. Nel BLOG, invece, i consigli di stile.

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Una wishlist personale

Il cuoricino di questa sezione serve per selezionare i capi preferiti. E’ una vera e propria lista dei desideri Calliope. Infatti, quando navigando sul portale si contrassegnano i capi, nella sezione wishlist, si crea un elenco di vestiti preferiti. Al momento sul sito è possibile identificare il negozio più vicino per comprare l’outfit prescelto, mentre in futuro si potrà acquistare tutto con un click.

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Glam Card: il marketing si fa glam

E’ l’area dove i clienti potranno gestire la propria fidelity. Ora è possibile scaricare il modulo e recarsi in negozio per ritirare la card, fra qualche mese potranno accedere e consultare i propri punti e utilizzare la card on line per i loro acquisti.

www.calliope.style si unisce al mondo Calliope, pronto a servire i propri clienti per farli innamorare ancora di più del marchio e nel futuro servirli nei loro acquisti online.